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dicembre 18, 2004

Scusate il silenzio. Non per mancanza di argomenti. Ma per mancanza di accessi e di tempo.

Interessante il dibattito di ritorno sull’articolo 18. Oramai non sono piu’ convinto che la liberta’ di licenziamento senza giusta causa sia la ricetta per aumentare il benessere di un paese. Ne ero convinto. Ma adesso lo sono molto meno. Io parto dal presupposto che la tutela del singolo dipendente, dell’individuo, sia importante, fondamentale in qualunque societa’. Ridurre al minimo i drammi di un licenziamento, di una affannosa ricerca di un posto di lavoro, del crollo dell’autostima, di abbassamenti tragici ed immediati del tenore di vita, questo non puo’ essere un hobby di qualche associazione di volontariato. Siamo tutti d’accordo che in taluni casi estremi il licenziamento sia legittimo. Ed infatti la legge lo prevede. La soluzione opposta, quella del mondo imprenditoriale, invece, non tutela l’individuo ma i bilanci aziendali. Ed allora, forse, e’ il caso di riflettere.

Se l’Europa ha retto in termini di benessere sociale, rispetto alla forsennata crescita economica americana, figlia di deregulation e liberismo, e’ proprio grazie agli ammortizzatori sociali che hanno sostenuto un tenore di vita a livelli accetabili. Gli americani hanno sempre potuto contare su una base di schiavi impliciti, manodopera a basso costo con pochi diritti reali. La classe imprenditoriale europea si e’ sviluppata e arricchita, nonostante queste cosiddette inefficienze, anzi ci ha imparato a convivere e cio’ non ha impedito che Italia, Francia e Germania, ossia i paesi piu’ “socialisti” del G8, siano appunto nel G8.

Prendere la strada opposta puo’ essere corretto dal punto di vista industriale e finanziario. Meno Stato, piu’ privato. Ma e’ altamente disumano. E forse conta piu’ la persona che il bilancio di un’azienda.

Ci tornero’ a parlare di ‘sta cosa. Sono oltre il comunismo, in questa fase della vita. 

Kasko   

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14 commenti
  1. anonimo permalink

    fai tre settimane al mio posto caro J e poi mi dici . r.

  2. anonimo permalink

    scusa, ma tu non devi fare l’errore di generalizzare una situazione soggettiva. Che minchia ti hanno fatto studiare a fare i tuoi? Se tu sei un bravo padrone, non vuol dire che tutti i padroni siano bravi. Cosi’ se un prete e’ pedofilo, non vuol dire che tutti i preti lo siano. Oddio, questo ultimo esempio e’ fuorviante…

    K

  3. anonimo permalink

    veramente sei tu che generalizzi e pecchi di astrazione. un sacco di individui puzzano , non hanno voglia di lavorare e campano volontariamente negli interstizi dello stato sociale. e poi qualcuno mi dovrebbe spiegare sta cosa:ma se la mia ditta fallisce , a me e alla mia famiglia, chi mi tutela?

  4. anonimo permalink

    ohibo’… in teoria, se sei un bravo imprenditore devi diversificare il rischio per attutire eventuali crisi. Altrimenti fai come Callisto Tanzi. In pratica hai ragione, ecco perche’ si dovrebbero creare strumenti di tutela anche per gli imprenditori… fammi diventare presidente del consiglio, ti prego…
    K

  5. anonimo permalink

    sto cazzo , ho intenzione di prendere IO il potere e sistemare tutto in quattro e quattro otto. al max ti faccio fare il ministro delle poste in onore e ricordo di don Remo Gaspari. r.

  6. anonimo permalink

    mi rimane cmq un dubbio caro JJ , perchè il “bravo” imprenditore deve cautelarsi da solo e “diversificare il rischio” mentre non esiste lo stesso obbligo per il “bravo” dipendente? il “bravo” operaio potrebbe per esempio studiare nel tempo libero dal suo lavoro di operaio chessò ,l’arabo e diventare un “bravo” traduttore nel caso perda il lavoro di “bravo” operaio. oppure tutti gli animali nella fattoria sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri? r.

  7. Attraverso permalink

    Sentite se prendete il potere un posticino al ministero me lo trovate (ehehehehhehehehehhehehehhehe)… mi accontento di poco due treconeto mila euro basta che non ci sia troppo da lavorare, eh grazie!

  8. anonimo permalink

    come cazzo fa l’operario a diversificare con 900-1200 euro al mese di stipendio? si presuppone invece che l’imprenditore guadagni di piu’ (perche’ se guadagna meno, allora e’ il caso che faccia l’operaio) e quindi sia previdente abbastanza da ridurre il rischio per se stesso (e forse anche per chi lavora per lui), diversificando gli investimenti e diluendo il rischio. Poi, se vuoi continuare a fare polemica sterile, fai pure… cmq, io ti potrei anche dare ragione se il giorno in cui farai i soldi a palate, li dividera in maniera equa con chi ha prestato la sua forza lavoro per farti fare i soldi a palate…

  9. anonimo permalink

    primo non capisco che significa “polemica sterile”. siamo nel blog di jj mica in parlamento eccheccazzo allora non parliamo di nulla che facciamo prima.

  10. anonimo permalink

    secondo, diversificare significa anche diversificare le competenze mica solo i soldi. di giorno uno fa l’operaio (ma ce ne sono pochini di operai ormai, non so se lo sai) la sera può studiare. o uno che fa l’operaio deve solo e sempre fare l’operaio tutta la vita? cos’è un obbligo,un destino metafisico?

  11. anonimo permalink

    terzo, “diversificare gli investimenti” , “diluire il rischio” , eh sì per la serie , siamo tutti proprietari di multinazionali. bah.

  12. anonimo permalink

    quarto, caro attraverso parenti conoscenti amici e amici degli amici saranno ovviamente categoria protetta e privilegiata. JJ ed io cambieremo tutto affinchè tutto resti come prima, siamo pur sempre italiani no? r.

  13. anonimo permalink

    Italiani? beh, adesso stai arrivando agli insulti caro r. Fa gnente… ti voglio bene lo stesso. Buona Pasqua! K.

  14. anonimo permalink

    bbuona pascua! r.

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